covid-19, Psicologia

#AndràTuttoBene: Il Messaggio dell’Arcobaleno

In questo tempo di quarantena vediamo arcobaleni fiorire alle finestre ed ai balconi, attraverso i nostri spostamenti concreti e virtuali. “Andrà Tutto Bene”: le parole che accompagnano l’arco dai sette colori, sono lì a sottolineare, quasi forzatamente, il messaggio veicolato dall’immagine.

Prima di parlare dell’arcobaleno, vorrei spendere una riflessione proprio su questa frase: “Andrà Tutto Bene”. Una rassicurazione che potrebbe essere tipicamente paterna, la quale spinge il bambino ad osare, ad uscire da un’altro tipo di sicurezza, quella di un rapporto simbiotico dato dall’eccessiva protezione materna. E’ la funzione paterna che apre la strada al cammino nel mondo, con tutti i rischi, i pericoli e le insidie che in esso si trovano e che inevitabilmente, ognuno incontrerà. “Andrà Tutto Bene” rappresenta allora quel ponte che segna la strada verso l’esperienza nel mondo, con la consapevolezza che ci saranno ostacoli e difficoltà, esperienze dolorose, che tuttavia potranno essere affrontate solo se sarà sempre presente la speranza e la fiducia che il messaggio paterno trasmette.

E l’arcobaleno? anch’esso è un ponte, simbolo di alleanza con il paterno. Nella bibbia, e precisamente nella Genesi, l’arcobaleno è il simbolo dell’alleanza tra Dio e ed ogni essere vivente. Esso segna la fine del diluvio e la promessa divina che le acque non distruggeranno più la carne dell’uomo. L’arcobaleno indica la fine della collera punitiva del Padre e la sua presenza come alleato dell’uomo. E’ un padre che, attraverso questo patto, resta accanto ai suoi figli nel dolore e nel patimento e, allo stesso tempo, dona speranza e forza, con la promessa della resurrezione. L’arcobaleno che si affaccia alle finestre ed ai balconi, che compare sui portoni, spicca tra strade desolate e serrande abbassate, ricorda che dopo il diluvio, tornerà il sole ad affacciarsi tra le nuvole; ma per farlo ha bisogno che l’aria resti umida, per non dimenticare il sacrificio. Non ci può essere resurrezione senza la memoria della passione.

Spostandoci verso il mondo politeistico della Grecia antica, l’arcobaleno appare personificato nella dea Iris (Iride) che in greco significa appunto Arcobaleno. Iris è la messaggera degli dei, ella è il collegamento tra le divinità dell’olimpo e gli uomini sulla terra. Iris porta i suoi messaggi dal divino all’umano fino a spingersi anche nel mondo sotterraneo di Ade. Veloce, con le sue grandi ali, collega quindi i mondi, dal più alto al più basso. E’ la possibilità offerta alla psiche di contattare, sia gli aspetti più elevati ed eterei, che quelli terreni, fino a quelli più bui delle proprie ombre. L’Arcobaleno, la scia colorata di Iris, rappresenta per noi l’apertura ai messaggi dal nostro mondo interno più profondo e dal mondo che ci circonda. E’ attraverso uno sguardo aperto che possiamo vedere tutta la gamma dei colori che regnano internamente ed esternamente fino a fondersi in molteplici sfumature. Vedendo attraverso e per mezzo dell’arcobaleno, accompagnati da Iris, possiamo cogliere i molteplici messaggi che vengono dalle divinità interiori, ossia dalla nostra essenza, composta da diverse tonalità ed intensità. Dai colori più freddi a quelli più caldi che, solo se colti nel loro insieme, appaiono come una composizione esteticamente equilibrata. Abbiamo i toni freddi del blu e dell’azzurro che ci invitano ad esplorare la profondità del mare e l’immensità del cielo. Sono i colori della riflessione, della tristezza, della nostalgia, ma anche della meditazione, della profondità e della capacità immaginativa. Al polo opposto, troviamo le tonalità calde e luminose del giallo, dell’arancione e del rosso. Esse rimandano alla solarità, all’energia, al fuoco. Sono i colori dell’energia, della luce, della passione, dell’amore, ma anche della rabbia, dell’aggressività, dell’impulsività. L’arcobaleno ci ricorda che, per entrare in contatto con l’essenziale, con le divinità interne, dobbiamo affidarci al messaggero, all’angelo (dal greco angelos: messaggero) e possiamo farlo attraverso le diverse tonalità delle nostre emozioni che, se ascoltate, ci mettono in contatto con i nostri bisogni essenziali, quelli che solo con gli occhi meravigliati e privi di pregiudizio del bambino, possiamo riconoscere. Conoscere i colori interni ci permette anche di vedere l’intera gamma dei colori del mondo, delle possibilità che una mente, incapsulata da routine e preconcetti, da uno sguardo in bianco e nero, non può guardare.

L’arcobaleno quindi non è solo rassicurante, ci dice che vivere l’intera gamma di colori ed emozioni, implica un rischio, implica abbandonare certezze ed illusioni, sollevare il velo di Maya che ricopre il mondo. Aprirsi all’arcobaleno implica accogliere la tristezza, il dolore, la propria aggressività, così come l’energia, l’amore e la creatività. Tutto ciò permette di abbandonare obiettivi non più consoni alla propria esistenza, e ciò implica un processo luttuoso, una perdita, per intraprendere strade nuove che i colori permettono di immaginare. Significa aprirsi ai messaggi dell’immaginazione e dei sogni, i quali sono il veicolo di cui la nostra psiche si serve per comunicare con noi. Il pittore francese Pierre-Narcisse Guèrin rappresenta egregiamente proprio questo collegamento tra la nostra messaggera ed i sogni: nella raffigurazione di Iris e Morfeo, infatti osserviamo l’avvicinamento di Iris a Morfeo, dio dei sogni, il quale assume le diverse forme oniriche che gli permettono di veicolare il messaggio che Iris deve recapitare da parte degli dei.

Iris e Morfeo (1811)

Arcobaleno è il collegamento con ciò che c’è di sacro dentro ognuno di noi, ma per cogliere questa sacralità è necessario ascoltare i messaggi emozionali che non sono altro che il medium che collega il mondo interno con quello esterno. Sebbene il bianco e nero possa apparire rassicurante, solo con gli occhi senza preconcetti del bambino possiamo affrontare i rischi di un mondo a colori.